Mi piace o Degustare? Con Filippo Chef

Siamo fatti in modo tale che giudichiamo sempre tutto e tutti. Nel caso del cibo, dicendo “MI PIACE” o “NON MI PIACE”. Si tratta, in qualche modo, di un riflesso incondizionato che si deve saper correggere quando si desidera imparare a degustare. “L’ ALIMENTO DEVE SAPERE DEL SUO SAPORE AUTENTICO E VA RISPETTATO; NON DEMOLITO IN PADELLA”

Farsi un’ idea della buona riuscita di un piatto, richiede un po’ più di obiettività. Si tratta, infatti, di saper analizzare le proprie percezioni gustative piuttosto che di giudicare attraverso riferimenti personali, forzatamente “egocentrici”. Un alimento deve sapere di ciò che è. Non necessariamente, di ciò che siamo abituati a mangiare.

Ad esempio: non mi piace lo zucchero, e quindi rischio di trovare “cattivo” un cioccolato bianco di buona qualità e “buono” un cioccolato nero di bassa qualità, solo perché esso è meno zuccherato. Oppure: sono abituato a degustare il risotto mantecato alla zucca con aggiunta di parmigiano, olio d’ oliva, burro e, magari panna fresca, oltre al soffritto iniziale cucinato con il volgare brodo di dado. In questo caso mangio, un risotto sovraccarico di sapori che, se mal amalgamati, risultano non armonici facendo dimenticare completamente il sapore autentico della zucca e del riso, oltreché risultare stomachevole . Al contrario, concentrando la mia lavorazione sul sapore della zucca e del riso, con l’ uso di un brodo vegetale alla zucca e con il giusto e moderato apporto di condimenti, degusterò un riso mantecato al certo sapore di zucca. Buono e digeribile.

Bisogna, in un primo momento, imparare a farsi un’ idea sull’ alimento, sul piatto, descriverne le particolarità e, solo dopo, imparare a giudicarlo

 

 

 

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